Chi è ALICE MILLER.

Alice Miller (1923 – 2010) è una psicologa, psicoanalista e saggista polacca. Si è occupata prevalentemente di psicologia dell’età evolutiva e degli esiti negativi che gli abusi inflitti ai bambini, in particolare all’interno della famiglia, comportano nella crescita e nell’età adulta.

Alice Miller ha sempre sostenuto fervidamente che nella lotta contro ogni genere di disagio psichico noi tutti abbiamo solo un mezzo a disposizione: scoprire a livello emotivo la verità della storia unica e irripetibile della nostra infanzia.

Nata in Polonia nel 1923, emigra in Svizzera subito dopo la seconda guerra mondiale, nel 1946, conseguendo la laurea e il dottorato in filosofia, psicologia e sociologia a Basilea, nel 1953, per poi formarsi come psicoanalista a Zurigo.

Di Alice Miller si può parlare da molti punti di vista.

Si può parlarne come di una scrittrice che unisce chiarezza e semplicità espositiva a rigorosità di documentazione, con un impianto generale di estrema lucidità. Si può parlare delle sua potente passione, che si sente palpitare sotto questa lucidità, nel difendere la causa dei diritti dei bambini contro le violenze fisiche e psichiche a cui sono sottoposti, essendo praticamente leggittimate, purtroppo, tutte le forme di violenza psicologica sui bambini, perché mascherate dalla parola “educazione”. Si può parlare dell’onestà e del coraggio di avere raccontato nei suoi libri aspetti molto personali della sua infanzia e gioventù trascorse in una famiglia della quale non ha abbellito l’atmosfera emozionale ed educativa. Si può citare la sua posizione di informatrice attraverso i mezzi di comunicazione, lungo anni ed anni di lotta pressoché solitaria contro resistenze ed ostilità culturali di ogni tipo, che scattavano appena si parlava di maltrattamenti ai bambini. Oppure si può seguire lo sviluppo del pensiero di Alice Miller attraverso l’analisi dei suoi libri, in ordine cronologico di pubblicazione, come si fa con gli autori classici. E la Miller è sicuramente ormai già un classico!!

A leggerla, si ha a volte l’impressione che, per lei, un bambino trattato bene, rispettato, accompagnato dai suoi genitori con tenerezza, non possa fare del male, che i sentimenti viventi che egli ha conservato dalla sua infanzia lo impediscano. Lei scrive in un altro punto: “Ogni essere umano viene al mondo senza cattive intenzioni, e con un bisogno chiaro, forte e privo di qualunque ambivalenza: restare in vita, amare ed essere amato”. E, più chiaramente ancora: “Mai qualcuno che abbia avuto il diritto di provare nuovamente ciò che gli è stato inflitto nella sua infanzia commetterà un omicidio.”

Su cosa si poggia la certezza dell’autrice? Alice Miller risponde così: “ci sono persone che non hanno necessità di fare del male, non cercano la libertà di fare del male. Cercano la libertà di esprimersi, di poter amare. Se qualcuno ha bisogno di essere libero di fare il male, ciò significa che la storia della sua vita lo spinge verso questa azione. Ma essere spinto è per me il contrario della libertà”.

CAPISALDI DELLA TEORIA MILLERIANA:

Uno dei punti cardine della teoria milleriana:

Trovare il terapeuta giusto è molto difficile. Alice Miller risponde ad alcune domande da porre al proprio psicologo:

• Di cosa ho bisogno per superare i miei problemi?
Hai bisogno di una persona empatica e onesta che ti aiuti sul serio a prendere consapevolezza del tuo corpo, una persona che sia già riuscita a fare altrettanto con se stessa perché è probabile che abbia trovato il tipo di aiuto che stai cercando.

• Come posso sapere se un terapeuta è questo tipo di persona?
Facendogli molte domande.

• L'idea mi spaventa. Perché non oso fare domande??
Da bambino probabilmente sei stato punito per aver fatto domande che avrebbero potuto scuotere la posizione di potere dei tuoi genitori. Le tue domande sono state spesso ignorate o ti hanno risposto con delle bugie invece di darti risposte sincere. Questo era molto doloroso. Ora sei preoccupato che possa accadere di nuovo. Questo PUO' ancora succedere, potresti non essere capito o le tue domande possono innescare le paure e le difese del terapeuta ma tu non sei più il bambino indifeso senza alcuna possibilità scelta. Puoi andare via e cercare un altro terapeuta. Il bambino non poteva andarsene, quindi cercava di cambiare i suoi genitori, alcune persone cercano di farlo (simbolicamente) per tutta la vita. Ma come adulto hai delle opzioni. Puoi, con l'aiuto del forum, riconoscere le falsità, le pedagogie che avvelenano e le difese. Devi solo prendere sul serio quello che senti dire, non negare il tuo disagio, e non sperare di riuscire a cambiare questa persona (il genitore) in seguito. Non potresti. Lei stessa avrebbe bisogno di una terapia, e questo non dovrebbe essere lavoro tuo dato che se TU a pagare la parcella.

• Mi sento colpevole della mia sfiducia. Se non riesco a fidarmi non riuscirò mai a trovare chi va bene per me.
La tua sfiducia ha una sua storia e anche un bisogno di comprensione SPECIALE. Chi si è occupato di te non meritava la tua fiducia e il bambino lo ha percepito molto intensamente perché il suo corpo sentiva ciò che era vero. Non poteva sviluppare la fiducia. Adesso fidati dei segnali del tuo corpo, è il bambino zittito che parla, che incomincia a parlare e ha bisogno della tua sincerità. Se non ti senti bene con una persona, prendi sul serio i tuoi sentimenti, non scacciarli via, cerca di capire quei sentimenti. Una volta che ti senti capito veramente e profondamente da qualcuno il tuo corpo te lo farà sapere immediatamente e molto chiaramente, si sentirà rilassato senza esercizi speciali.

• Cosa rischio nel fare domande fin dall'inizio?
Nulla. Puoi solo averla vinta. Se la risposta è ostile o molto incompleta o difensiva hai tutto da guadagnare come tempo e denaro andando via. D'altra parte se le risposte che ricevi sono soddisfacenti ti sentirai incoraggiato a chiedere di più. E questo è ciò che dovresti fare.

• Quali domande posso permettermi di fare?
Su qualunque cosa che hai bisogno di sapere. Ma soprattutto non dimenticare di chiedere al candidato terapeuta della sua infanzia e delle esperienze che ha fatto durante l'addestramento. Dove ha fatto il training? In cosa le è servito? In cosa non lo è stato? Cosa prova riguardo alle sconfitte, è libera di sentire cos'era sbagliato o protegge le persone che le hanno fatto del male? Sminuisce il danno? E' stata picchiata da bambina? Come valuta questa esperienza? E' veramente consapevole delle conseguenze che ha avuto nel corso della sua vita o nega la sua importanza? Evita di confrontarsi con il suo stesso dolore? In quest'ultimo caso farà di tutto per metterti a tacere, non sempre visibilmente.

• E' un buon segno se mi dice di aver letto 'Il Dramma' di Alice Miller?
Non vuol dire niente. Chiedile come si è SENTITA leggendo 'La persecuzione del bambino' e agli altri libri, chiedi anche se ha delle critiche. Che cosa le è stato d'aiuto personalmente, che cosa non lo è stato? In cosa consiste il più importante fattore di guarigione secondo la sua opinione? E capace di provare sentimenti profondi o preferisce un analisi intellettuale per mantenere le distanze? Capita di trovare anche terapeuti primari che ti fanno sentire un bambino impotente per anni e anni così ti possono 'aiutare' ma senza essere capaci loro stessi di sentire a un livello più profondo. Quindi svilupperesti una dipendenza verso di loro e verso dei sentimenti di impotente, immutabile rabbia contro i tuoi genitori senza essere capace di liberarti di quello che TU hai realmente bisogno. Un buon terapeuta deve aiutarti a trovare e soddisfare i TUOI PROPRI bisogni, trascurati da moltissimo tempo, il bisogno di esprimerti liberamente, di essere capito, rispettato e preso sul serio. Quando inizi a cercare comprensione a proteggere il bambino la rabbia e l'odio se ne andranno, svaniranno. Sono segnali di allarme della tua coazione a ripetere l'abbandono e il disprezzo dei genitori, non hanno le qualità terapeutiche che si dice spesso. 

• Non sono invadente nel fare tutte queste domande?
Per niente. Tu hai il diritto di essere informato a sufficienza e lei deve avere il coraggio, la consapevolezza e l'onestà di risponderti in modo adeguato. Altrimenti non è la persona giusta per te.

• Con questo atteggiamento cerco una persona ideale che non esiste?
Non credo. L'onestà, la consapevolezza, la compassione, il coraggio e l'apertura mentale ESISTONO. Perché non dovremmo aspettarci queste qualità dal nostro terapeuta?

• Il corpo è il custode della nostra verità poiché porta dentro di sé l'esperienza di tutta la nostra vita e fa in modo che ci sia possibile vivere con la verità del nostro organismo. Con l'aiuto dei sintomi, ci costringe ad ammettere tale verità anche a livello cognitivo, per consentirci di comunicare con il bambino che è vivo in noi e che in anni lontani è stato disprezzato e umiliato.

Le funzioni corporee, come il respiro, la circolazione del sangue, la digestione, reagiscono soltanto alle emozioni vissute e non alle prescrizioni morali. Il corpo si attiene ai fatti.


I 12 PUNTI di ALICE MILLER:

• Ogni bambino viene in questo mondo per realizzarsi, crescere, amare, esprimere i propri bisogni e sentimenti.
Hai bisogno di una persona empatica e onesta che ti aiuti sul serio a prendere consapevolezza del tuo corpo, una persona che sia già riuscita a fare altrettanto con se stessa perché è probabile che abbia trovato il tipo di aiuto che stai cercando.

• Per realizzarsi, il bambino ha bisogno della protezione e del rispetto degli adulti che lo prendano sul serio, lo amino e lo aiutino ad orientarsi.

• Quando il bambino è utilizzato per soddisfare i bisogni dell’adulto, che abusa di lui e che lo inganna, quando viene picchiato, punito, manipolato, ignorato, senza che nessun testimone intervenga, la sua integrità subisce una ferita incurabile.

• La reazione normale a questa ferita sarebbe rabbia e dolore. Ma, nella solitudine, l’esperienza del dolore sarebbe per lui insopportabile, e la rabbia gli è vietata. Il bambino non ha altre possibilità che reprimere i suoi sentimenti, rimuovere il ricordo del trauma e idealizzare i suoi aggressori. Più tardi egli non saprà più ciò che gli e stato fatto.

• Questi sentimenti di rabbia, impotenza, disperazione, nostalgia, angoscia e dolore, scissi dalla loro vera origine, si potranno tuttavia esprimere attraverso atti distruttivi nei confronti di altri (criminalità, genocidio ) o contro se stessi (tossicodipendenza, alcolismo, prostituzione, malattie mentali, suicidio).

• Diventati genitori sceglieranno spesso come vittime i propri figli, che hanno la funzione di capro espiatorio: persecuzione pienamente legittimata dalla nostra società, dove gode anche di un certo prestigio, poiché si fregia del titolo di educazione. La tragedia è che il padre o la madre maltrattano il proprio bambino per non sentire quello che è stato fatto loro dai propri genitori. Le radici della futura di violenza sono quindi piantate.

• Perchè un bambino abusato non diventi un criminale o un malato di mente, deve incontrare almeno una volta nella sua vita qualcuno che sia consapevole del fatto che non è il bambino, ma il suo ambiente ad essere malato. È in tale misura che la consapevolezza o la mancanza di consapevolezza della società può contribuire a salvare la vita o aiutare a distruggerla. Questa sarà la responsabilità dei parenti, degli assistenti sociali, dei terapeuti, degli insegnanti, degli psichiatri, dei medici, degli infermieri, per sostenere il bambino e credere in lui.

• Finora la società ha sostenuto adulti e accusato le vittime. È stata puntellata nella sua cecità da teorie che, pienamente in linea con le teorie educative dei nostri bisnonni, considerano i bambini come creature furbe, dominate da malvagi istinti, bugiardi, che attaccano i loro genitori o li desiderano sessualmente. La verità è che ogni bambino ha la tendenza a sentire se stesso colpevole della crudeltà dei propri genitori. Li amerà sempre, scaricandoli dalle loro responsabilità.

• Solo da pochi anni, l’applicazione di nuovi metodi di trattamento terapeutico ha permesso di provare che le esperienze traumatiche dell’infanzia, rimosse, sono scritte nel corpo, e che inconsapevolmente si ripercuotono sull’intera vita degli individui. Inoltre, studi computerizzati sul feto che hanno registrato le sue reazioni nel grembo della madre, hanno rivelato che il bambino sente e apprende, fin dall’inizio della sua vita, la tenerezza così come la crudeltà.

• In questa nuova ottica, molti comportamenti assurdi rivelano la loro logica finora nascosta, dal momento in cui le esperienze traumatiche dell’infanzia non restano più nell’ombra.

• Quando saremo consapevoli dei traumi dell’infanzia e dei loro effetti, porremo fine alla perpetuazione della violenza di generazione in generazione.

• I bambini la cui integrità non è stata attentata, che hanno trovato presso i genitori la protezione, il rispetto e la sincerità di cui hanno bisogno, saranno adolescenti e adulti intelligenti, sensibili, comprensivi ed aperti. Ameranno la vita e non sentiranno la necessità di far male ad altri, né a se stessi, ed ancor meno di suicidarsi. Utilizzeranno la loro forza solo per difendersi. Essi saranno naturalmente portati a rispettare e proteggere i più deboli e, di conseguenza, i loro figli, perché essi stessi hanno sperimentato il rispetto e la tutela, ed è questo ricordo, e non quello della crudeltà, che sarà inscritto in loro.

Concetto di base della Teoria Milleriana:

"Un Testimone soccorrevole è per me una persona che sta accanto (sia pure episodicamente) a un bambino maltrattato e gli offre un appoggio, un contrappeso alla crudeltà che caratterizza la sua vita quotidiana. Questo ruolo può essere svolto da qualunque persona del suo ambiente: un insegnante, una vicina, un collaboratore domestico o anche la nonna. Molto spesso si tratta di un fratello o di una sorella. Questo testimone è una persona che offre un po' di simpatia o d'amore al bambino picchiato o abbandonato. Non cerca di manipolarlo a scopi educativi, ha fiducia in lui e gli trasmette il sentimento di non essere "cattivo" e di meritare affetto e gentilezza. Grazie a questo testimone, che non necessariamente dev'essere consapevole del suo ruolo decisivo e salvifico, il bambino apprende che al mondo esiste qualcosa come l'amore. In circostanze favorevoli, il bambino svilupperà fiducia nel suo prossimo e potrà custodire in sé amore, bontà e altri valori della vita”.


I 21 PUNTI DI ALICE MILLER:

• Il bambino è sempre innocente.

• Ogni bambino ha esigenze particolari ineluttabili, tra le altre il bisogno di sicurezza, affetto, protezione, di contatto, sincerità, calore e tenerezza.

• Queste esigenze sono soddisfatte raramente, ma sono spesso sfruttate dagli adulti per i loro scopi (il trauma degli abusi perpetrati sul bambino).

• L’abuso subito da bambino ha delle conseguenze per tutta la vita.

• La società è dalla parte degli adulti e accusa il bambino di ciò che a lui è stato fatto.

• La realtà della vittimizzazione del bambino è sempre negata.

• Pertanto, si continuano ad ignorare le conseguenze di tale vittimizzazione.

• Il bambino, abbandonato alla sua solitudine dalla società, non ha altre possibilità che negare il trauma e idealizzare coloro che glielo hanno inflitto.

• La negazione crea nevrosi, psicosi, disturbi psicosomatici e crimini.

• Nella nevrosi i veri bisogni sono repressi e negati e il soggetto vive al loro posto sentimenti di colpa.

• Nella psicosi l’abuso si trasforma in una rappresentazione delirante della realtà.

• Nel disturbo psicosomatico il dolore del maltrattamento è realmente vissuto, ma le vere cause di questa sofferenza restano nascoste.

• Nella criminalità, la confusione, la seduzione e i maltrattamenti subiti sono in continua ricerca di nuovi sfoghi, espressioni delle emozioni represse (abreazione).

• Il processo terapeutico può avere successo solo se non nega la verità dell’infanzia del paziente.

• La teoria psicoanalitica della “sessualità infantile” sostiene la cecità della società e legittima l’abuso sessuale perpetrato sui bambini. Essa accusa il bambino e salvaguarda l’adulto.

• Le illusioni sono al servizio della sopravvivenza, esse contribuiscono a esprimere la realtà insopportabile dell’infanzia e, allo stesso tempo, a nasconderla o farla apparire meno traumatica. Un evento o un trauma cosiddetto “inventato” nasconde sempre un reale trauma.

• In letteratura, come nell’arte, nelle storie e nei sogni spesso si esprimono in una forma simbolica esperienze della prima infanzia che sono state represse.

• Vista la nostra cronica ignoranza della reale situazione del bambino, queste testimonianze simboliche della sofferenza sono non solo tollerate ma anche molto apprezzate nella nostra civiltà. Se comprenderà ciò che è nascosto dietro a queste opere, la società le rifiuterà.

• Le conseguenze di un reato che è stato commesso non sono rese meno gravi dal fatto che sia l’autore del reato che la vittima sono cieche e turbate.

• Si possono prevenire ulteriori crimini se le vittime inizieranno a vederci chiaro, la costrizione a ripetere il trauma avrà termine o sarà affievolita.

• Nella misura in cui sarà possibile scoprire con sicurezza e senza ambiguità le risorse di consapevolezza nascoste nelle esperienze dell’infanzia, le storie delle vittime potranno aiutare la società in generale e la scienza in particolare, ad aumentare il loro livello di coscienza.

BIBLIOGRAFIA

• Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé, 1985

• La persecuzione del bambino, 1987

• Il bambino inascoltato, 1989

• L'infanzia rimossa, 1990

• La chiave accantonata, 1993

• La fiducia tradita. Violenza e ipocrisie nell'educazione, 1995

• Le vie della vita. Sette storie, 1998

• Il risveglio di Eva. Come superare la cecità emotiva, 2002

• La rivolta del corpo. Come superare i danni di un'educazione violenta, 2005

• Riprendersi la vita. I traumi infantili e l'origine del male, 2009

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